Huna International

Che cos'è Huna?
di Graeme Kapono Urlich

Molte persone esprimono idee su ciò che Huna sia da prospettive differenti. Alcune hanno studiato il sistema sviluppato da Max Freedom Long, altre vi si avvicinano attraverso moderne interpretazioni New Age, e altre ancora usano il termine in modo molto generico per quasi qualsiasi pratica hawaiana di guarigione o spirituale.

Questo articolo riguarda principalmente Kahili Huna, che può anche essere chiamato Huna Kupua. Pur avendo letto Max Freedom Long e riconoscendo l'importanza del suo lavoro, la mia formazione personale appartiene alla tradizione della famiglia Kahili, come insegnata da Serge Kahili King. Si tratta di una tradizione kupua (sciamanica) di Kauai, mantenuta attraverso una linea ininterrotta fino ai giorni nostri.

In tempi precedenti, questa conoscenza non aveva un unico nome formale nel modo in cui oggi gli studenti potrebbero aspettarsi. Poteva essere descritta, per esempio, come ka ‘ike huna, conoscenza esoterica, oppure na‘au huna, conoscenza viscerale. Un linguaggio affine esiste anche altrove in Polinesia. Nel Māori della Nuova Zelanda, kura huna è definito come conoscenza importante. Poiché Māori e hawaiani erano rimasti separati per molti secoli prima del contatto europeo, la persistenza di termini e concetti affini è significativa. Suggerisce che queste idee siano molto antiche, anche se l'uso moderno di Huna come nome di un sistema è più recente.

Vale anche la pena ricordare che ci furono periodi, sia prima sia dopo l'arrivo di Cook, in cui alcune tradizioni e conoscenze dei kahuna furono represse da pressioni religiose, politiche e legali esterne. Questo non significa che la conoscenza fosse proibita dalle famiglie o dalla tradizione stessa. In quelle condizioni, aveva semplicemente senso che una parte della conoscenza venisse insegnata in modo discreto, all'interno delle famiglie o di rapporti di fiducia, invece che pubblicamente. I criteri per insegnare non erano la segretezza fine a se stessa, ma interesse, attitudine, iniziativa e preparazione. Quel tipo di riservatezza era una risposta pratica alle circostanze del tempo, non la prova che la conoscenza fosse destinata a rimanere per sempre segreta.

La parola huna viene spesso tradotta come “il segreto”, ma questo può essere fuorviante. Nel modo in cui viene usata in questa tradizione, indica meno qualcosa di deliberatamente nascosto e più qualcosa di piccolo, sottile o difficile da vedere — i principi e gli schemi meno evidenti della vita. In hawaiano esiste anche la parola correlata hunā, che porta più direttamente il significato di nascondere, occultare o mantenere qualcosa segreto.

Questa distinzione è importante perché alcune persone sostengono che Huna non sia affatto hawaiano. Questa critica è in parte comprensibile quando viene rivolta ad alcune forme di Huna influenzate da Max Freedom Long. Long svolse un lavoro prezioso nel portare l'attenzione pubblica sulla conoscenza esoterica hawaiana, ma Serge Kahili King osserva che Long non affermò mai di aver incontrato un kahuna. Lavorò a partire da racconti, dallo studio della lingua usando un vecchio dizionario hawaiano, e poi combinò ciò che trovò con idee provenienti dalla psicologia, dalla cultura indiana, dagli studi egizi, dalla Teosofia e dal proprio più ampio retroterra esoterico.

È anche possibile che Long abbia interpretato alcune parole hawaiane attraverso concetti che conosceva già da quegli altri sistemi. Serge descrive il sistema di Long come praticabile, ma afferma anche che alcune sue idee — in particolare l'idea di spiriti separati che evolvono autonomamente e il metodo di accumulare e inviare mana a un sé superiore — non sono concetti polinesiani o hawaiani. Questo non rende privo di valore il lavoro di Long, ma significa che l'uso di vocaboli hawaiani nel suo sistema non implica sempre che il concetto sottostante sia di origine hawaiana.

Max Freedom Long affermò di essersi basato su materiale associato a William Tufts Brigham, ex curatore e direttore del Bishop Museum. Tuttavia, questo collegamento è contestato, e alcuni ricercatori moderni sostengono che le affermazioni di Long riguardo a Brigham non possano essere verificate negli scritti dello stesso Brigham. L'assenza di prove chiare non dimostra che ciò non sia mai avvenuto, ma significa che il racconto di Long non può essere considerato accertato in modo indipendente.

Nei contesti di insegnamento precedenti chiamavamo spesso questo sistema semplicemente Huna. Tuttavia, poiché il termine è stato usato in modi diversi da persone diverse, oggi è utile essere più specifici. Per distinguere questa tradizione familiare hawaiana dagli altri sistemi che usano lo stesso nome, ora la chiamo Kahili Huna o Huna Kupua.

È quindi corretto dire che parti del sistema di Freedom Long non sono di origine hawaiana. Questo non significa che ogni uso della parola Huna sia invalido. Kahili Huna, o Huna Kupua, proviene da una fonte diversa: la tradizione kupua della famiglia Kahili. In questo approccio, Huna non viene trattato come dogma, religione o insieme fisso di leggi soprannaturali. È una filosofia pratica — un insieme di idee o presupposti utili — piuttosto che le tecniche stesse.

Nella tradizione Kahili, Huna Kupua indica la relazione tra Huna come corpo di saggezza esoterica e kupua o kalakupua come applicazione sciamanica pratica di quella saggezza. Serge Kahili King definisce Huna come “la saggezza esoterica della Polinesia” e kupua come “un guaritore specializzato che lavora con i poteri della mente e le forze della natura”. In questo senso paragona kupua alla parola tungusa “shaman” e collega il cammino del kupua a ciò che chiama la “Via dell'Avventuriero”.

In questo quadro, Huna non è semplicemente un elenco di tecniche. È organizzato attorno a gruppi di presupposti utili: i Sette Principi, i Tre o Quattro Sé e i Quattro Livelli della Realtà. Questi non vengono presentati come dogmi, ma come modi pratici di comprendere e cambiare l'esperienza.

Kupua viene spesso usato come forma abbreviata di kalakupua quando ci si riferisce al praticante, ma come molte parole hawaiane il suo significato dipende dal contesto. Il kupua più conosciuto nella tradizione polinesiana è Māui Kupua. Sebbene le storie di Māui non lo presentino generalmente come un “guaritore” in senso clinico ristretto, lo mostrano ripetutamente mentre usa capacità, conoscenza, potere e ingegno straordinari a beneficio della gente.

In questo senso più ampio, lo scopo di guarigione del kupua è ristabilire l'armonia, aumentare l'efficacia e portare beneficio. Questo riflette anche l'affermazione di Serge:

“Huna non è una filosofia che ti dice come essere. È una filosofia che ti insegna come cambiare, se lo vuoi.”

In altre parole, Huna non è un codice morale, una religione o un insieme di regole. È una filosofia pratica per comprendere e cambiare l'esperienza.

Quindi, quando le persone chiedono “Che cos'è Huna?”, la risposta più semplice non è “Huna è un insieme di tecniche”. È più corretto dire che Huna è una filosofia pratica della vita e che kupua è uno dei modi in cui quella filosofia viene applicata come insieme di capacità sciamaniche.

La struttura di base di Huna

In Kahili Huna, l'insegnamento è organizzato attorno a diversi gruppi di presupposti utili. Non vengono presentati come leggi fisse o convinzioni obbligatorie. Sono modi di pensare che possono essere verificati attraverso l'esperienza e usati perché sono efficaci.

La prima e più conosciuta struttura è quella dei Sette Principi:

1. ‘Ike Il mondo è ciò che pensi che sia.
2. Kala Non ci sono limiti.
3. Makia L'energia fluisce dove va l'attenzione.
4. Manawa Adesso è il momento del potere.
5. Aloha Amare significa essere felici con.
6. Mana Tutto il potere viene da dentro.
7. Pono L'efficacia è la misura della verità.

Le frasi italiane dei Sette Principi non sono traduzioni letterali parola per parola dei termini hawaiani. Sono formule pratiche di insegnamento che esprimono come quelle parole vengono usate all'interno di questo sistema. Ogni parola hawaiana possiede una gamma di significati più ampia di quanto possa esprimere la breve frase italiana. Per esempio, Pono ha molti significati, tra cui bontà, correttezza, equilibrio, appropriatezza e benessere. “L'efficacia è la misura della verità” non è quindi una traduzione da dizionario di Pono, ma un modo pratico di applicarne il concetto.

Questi principi non sono comandamenti. Non sono regole su come tutti debbano vivere. Sono modi pratici di osservare l'esperienza. Ognuno offre un modo diverso di cambiare percezione, comportamento, emozione, relazione o circostanza.

A rigor di termini, i primi quattro sono i principi fondamentali o presupposti sull'esperienza: ‘Ike, Kala, Makia e Manawa. Gli ultimi tre — Aloha, Mana e Pono — possono anche essere intesi come comportamenti o modi di agire a partire da quei presupposti: amare, conferire potere e scegliere ciò che è efficace. Questa è soltanto una spiegazione molto breve per fornire il contesto. Per un approfondimento di questi concetti, il libro di Serge Kahili King Urban Shaman offre una presentazione molto più completa.

Il primo principio, ‘Ike, indica il modo in cui presupposti, aspettative, convinzioni, atteggiamenti, emozioni e focus abituale modellano l'esperienza. Il secondo principio, Kala, ci ricorda che i limiti non sono sempre così fissi come sembrano e che la libertà aumenta quando tensione, paura e restrizione vengono rilasciate. Il terzo principio, Makia, ci ricorda che l'attenzione è creativa. Il quarto principio, Manawa, riporta il potere al momento presente. Il sesto principio, Mana, indica l'autorità interiore e il potere di scegliere, agire e rispondere. Il settimo principio, Pono, mantiene il sistema pratico: la domanda non è semplicemente “Questa convinzione è corretta?”, ma “Questo modo di pensare aiuta a produrre il miglior risultato?”.

Poiché queste idee vengono usate come strumenti pratici piuttosto che come dogmi fissi, Huna può apparire in forme diverse. Principi simili possono essere trovati in altre tradizioni spirituali, psicologiche, filosofiche e di guarigione. L'articolo di Serge Kahili King “The Gospel of Huna”, per esempio, confronta i Sette Principi con detti attribuiti a Gesù, mostrando che lo stesso tipo di saggezza può essere riconosciuto anche in altri sistemi.

Ciò che rende i Sette Principi Huna in questo contesto non è il fatto che nessun altro abbia mai espresso idee simili. È il modo in cui queste idee vengono organizzate, nominate, comprese e applicate all'interno della tradizione kupua Kahili.

I Tre Sé, o Quattro

Un'altra struttura importante in Kahili Huna è l'insegnamento dei Tre Sé, talvolta ampliato a quattro. È un modello per comprendere il comportamento e l'esperienza umani attraverso differenti funzioni del sé.

Nel riassunto di Serge:

Il Sé Superiore — Kāne o Aumakua — ispira.
Il Sé Cosciente — Lono — immagina.
Il Sé Subconscio — Ku — ricorda.
Il Sé Centrale — Kanaloa — vuole.

Questi non sono esseri separati in conflitto all'interno di una persona. È meglio comprenderli come aspetti, funzioni o modi di descrivere il funzionamento di un essere umano. Questa è una delle differenze importanti tra Kahili Huna e alcune interpretazioni influenzate da Max Freedom Long. Nella tradizione Kahili, i sé non vengono trattati come spiriti separati che evolvono autonomamente. Sono aspetti di un'unica persona intera.

Nell'uso hawaiano comune, aumakua può riferirsi a uno spirito guardiano familiare o ancestrale. Qui, tuttavia, Aumakua viene usato più specificamente per il Sé Superiore. Anche Kāne viene usato in relazione al Sé Superiore, ma generalmente uso Aumakua perché Kāne può essere facilmente confuso con kāne, che significa uomo o maschio.

Nell'uso comune, Kanaloa è il nome del dio dell'oceano. In questo contesto esoterico, indica lo stato in cui Aumakua, Lono e Ku lavorano insieme in armonia. Kanaloa non va inteso come un'altra parte aggiunta alle altre tre, ma come la loro integrazione, con volontà, centratura e fiducia assoluta.

Questo modello è utile perché offre un modo pratico di comprendere conflitto interiore, memoria, abitudine, ispirazione, immaginazione, scelta e volontà. Se una persona vuole cambiare, non basta pensare diversamente a livello cosciente. Corpo, memoria, sentimento, immaginazione, ispirazione e volontà devono tutti collaborare.

I Quattro Livelli della Realtà

Una terza struttura fondamentale in Kahili Huna è quella dei Quattro Livelli della Realtà. Essi descrivono modi differenti di vivere e interpretare la vita:

Tutto è oggettivo — realtà scientifica.
Tutto è soggettivo — realtà psichica.
Tutto è simbolico — realtà sciamanica.
Tutto è olistico — realtà mistica.

Questi livelli non sono luoghi separati. Sono schemi di esperienza. Una persona può guardare lo stesso evento in modo oggettivo, soggettivo, simbolico oppure olistico, e ogni punto di vista rivelerà possibilità differenti.

A livello oggettivo, le cose vengono trattate come separate e fisiche. È il livello dell'azione pratica ordinaria, della misurazione, della causa e dell'effetto e della vita quotidiana.

A livello soggettivo, tutto è connesso. Relazione, sentimento, energia, intuizione, telepatia e comunicazione con la natura appartengono più naturalmente a questo quadro.

A livello simbolico, l'esperienza viene letta come significato. Sogni, presagi, metafore, immagini, rituali e viaggi interiori operano con forza qui.

A livello olistico, l'accento è posto sull'identità e sull'unità. Invece di relazionarsi con qualcosa come separato, il praticante può sperimentare l'essere uno con esso.

Il kupua impara a muoversi deliberatamente tra questi quadri, non per fantasia o fuga, ma per cambiare l'esperienza in modo più efficace. Come dice Serge in “The Hawaiian Kupua”, il kupua impara “a vedere la realtà ordinaria in modi non ordinari, a riconoscere eventi non ordinari nelle circostanze ordinarie e a creare nuove circostanze”.

Le tecniche sono applicazioni

Questo ci riporta a uno dei fraintendimenti più comuni riguardo a Huna.

Molte persone descrivono Huna elencando tecniche: respirazione, meditazione, benedizione, canto, lavoro con i sogni, ho‘oponopono, lavoro corporeo, hula, immaginazione, lavoro energetico, lavoro con la natura o comunicazione con i Tre Sé. Tutte queste possono essere pratiche utili e molte possono essere usate all'interno di un quadro Huna, ma non sono Huna in sé.

Una persona può praticare la respirazione senza usare Huna. Una persona può meditare senza usare Huna. Una persona può praticare lavoro corporeo, canto, lavoro sul perdono, visualizzazione o lavoro energetico partendo da molte filosofie differenti. Ciò che rende una pratica parte di Kahili Huna non è la forma esteriore della tecnica. È il modo in cui la pratica viene compresa e applicata attraverso i principi, il modello dei sé e i quadri della realtà.

Per esempio, una semplice pratica di respirazione può essere compresa attraverso Makia, perché l'attenzione dirige l'energia. Può essere compresa attraverso Manawa, perché il potere di cambiare è nel momento presente. Può coinvolgere Ku, perché il corpo e la memoria rispondono al ritmo, al sentimento e alla ripetizione. Può diventare una pratica kupua quando viene usata deliberatamente per cambiare stato, aumentare il mana, comunicare con la natura o cambiare l'esperienza.

La tecnica è il veicolo. Huna è la mappa.

Una filosofia pratica del cambiamento

Huna quindi non si comprende al meglio come religione, dottrina, terapia o raccolta di tecniche esotiche. In Kahili Huna, è una filosofia pratica della vita e del cambiamento. Offre alle persone modi per comprendere l'esperienza, spostare l'attenzione, lavorare con le convinzioni, aumentare l'amore, usare il potere con saggezza e scegliere ciò che è più efficace.

Poiché Huna non è una religione, non sostituisce la religione, il cammino spirituale, la filosofia, la cultura o i valori personali di una persona. Offre invece strumenti che possono aiutare le persone a vivere quei percorsi più efficacemente nella pratica. Gli stessi principi possono essere usati per chiarire obiettivi, valutare finalità, migliorare piani, cambiare abitudini, rafforzare relazioni, risolvere problemi e aumentare l'efficacia in qualsiasi area della vita.

Questo non significa che Huna sia privo di etica. Serge Kahili King spiega che, anche se i Sette Principi possono inizialmente apparire amorali perché non contengono “devi” o “dovresti” fissi, l'etica è implicita nei principi stessi. Se il mondo è modellato dal pensiero, allora migliorare il pensiero conta. Se non ci sono limiti e tutto è connesso, allora la gentilezza ha senso. Se l'energia fluisce dove va l'attenzione, allora l'attenzione conta perché muove l'energia e aumenta l'effetto di ciò su cui ci concentriamo. Se l'amore aumenta la felicità, allora praticare Aloha porta beneficio a tutte le persone coinvolte. Se Mana significa che tutto il potere viene da dentro, allora il potere non è qualcosa da prendere agli altri, ma qualcosa da riconoscere, sviluppare e usare per dare potere. E se Pono riguarda bontà, correttezza ed efficacia appropriata, allora i risultati delle nostre azioni contano per tutti gli interessati.

Ecco perché l'affermazione di Serge è così importante e merita di essere ripetuta:

“Huna non è una filosofia che ti dice come essere. È una filosofia che ti insegna come cambiare, se lo vuoi.”

Questa frase esprime il cuore della questione. Huna non chiede alle persone di sottomettersi a un sistema di credenze. Offre strumenti. Il valore di quegli strumenti si trova nel loro uso.

Quindi, nei termini più semplici:

Huna è la filosofia.
Kupua è l'applicazione sciamanica.
Le tecniche sono modi di mettere in pratica la filosofia.

Huna è lo studio e l'uso dei principi sottili della vita — le cose che possono essere piccole, facilmente trascurate o difficili da vedere all'inizio, ma che possono fare una profonda differenza quando vengono comprese e applicate.